Secondo gli esperti, l'incidente mette in luce vulnerabilità sfruttabili legate al comportamento umano, dimostrando che la fiducia può rappresentare un punto debole tanto quanto la tecnologia.
Gli attori delle minacce stanno sfruttando GPT personalizzati per distribuire malware di tipo trojan di accesso remoto (RAT) tramite attacchi ClickFix, evidenziando come le piattaforme di AI affidabili stiano diventando un nuovo veicolo per una tecnica di ingegneria sociale già consolidata.
Gli attacchi informatici più efficaci non sono necessariamente i più sofisticati. Spesso, il loro successo si basa sull'aspettativa che gli utenti compiano le stesse azioni che svolgono ogni giorno.
I ricercatori della società di cybersecurity Huntress hanno recentemente identificato attori delle minacce che sfruttano GPT personalizzati per diffondere malware tramite attacchi di tipo ClickFix. Osservata per la prima volta oltre due anni fa, ClickFix è una tecnica di ingegneria sociale che induce gli utenti a copiare ed eseguire autonomamente comandi dannosi, spesso mascherati da CAPTCHA o da una normale procedura di verifica. Da allora, si è evoluta fino a diventare un metodo ampiamente utilizzato per la distribuzione di malware.
La campagna più recente suggerisce che i criminali informatici stiano adattando una tattica consolidata a un nuovo ambiente digitale. Cosa ancora più importante, stanno facendo leva sulla crescente fiducia degli utenti negli strumenti basati su AI come mezzo per la diffusione di malware.
Sebbene l'uso di GPT personalizzati possa sembrare una novità, la catena di attacco sottostante è tutt'altro che inedita. "Alcune campagne ClickFix sono ormai note da almeno due anni", ha affermato Michelle Alvarez, manager di IBM® X-Force Threat Intelligence, in un recente episodio del podcast Security Intelligence . Secondo Alvarez, l'attenzione del settore della cybersecurity verso l'AI rischia talvolta di mettere in ombra la continua evoluzione di minacce già consolidate. "Credo che tutta questa attenzione per l'AI e per la capacità dei modelli AI d'avanguardia di individuare le vulnerabilità stia in qualche modo mettendo in secondo piano questa minaccia significativa che continua a evolversi", ha affermato.
La campagna riflette una tendenza più ampia nel campo della cybersecurity: i criminali informatici riutilizzano sempre più spesso tecnologie e piattaforme affidabili per rendere più efficaci tecniche già esistenti, anziché svilupparne di completamente nuove.
Secondo Huntress, i criminali informatici hanno creato esperienze GPT personalizzate dannose che indirizzavano gli utenti verso procedure ClickFix in grado di distribuire malware per l'accesso remoto. Inoltre, secondo quanto riportato da BleepingComputer, la campagna faceva leva anche sulla credibilità associata all'ecosistema ChatGPT, creando un contesto in cui gli utenti potevano essere più propensi a fidarsi delle istruzioni ricevute.
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La fiducia è un elemento importante, perché questi attacchi ClickFix dipendono quasi interamente dall'interazione dell'utente."La sequenza dell'attacco segue sostanzialmente le stesse fasi, ma si rivela estremamente efficace", ha affermato Norman Dorsch, Product Manager di IBM X-Force. "È l'utente stesso a installare il payload durante l'attacco ClickFix."
A differenza degli exploit che prendono di mira le vulnerabilità del software, gli attacchi ClickFix fanno leva sui processi decisionali degli utenti. Alle vittime vengono solitamente mostrati messaggi che imitano CAPTCHA, verifiche del browser o istruzioni per la risoluzione dei problemi. I ricercatori Microsoft hanno osservato attori delle minacce utilizzare queste tecniche per convincere gli utenti a eseguire comandi che portano all'installazione di malware, mentre i ricercatori di Proofpoint hanno documentato la crescente diffusione di ClickFix in diverse campagne di attacco.
Questo approccio continua a essere interessante per i criminali informatici perché trasferisce alla vittima tutto il lavoro necessario per portare a termine l'attacco. Convincendo gli utenti a eseguire autonomamente i comandi, i criminali informatici possono aggirare molti dei controlli di sicurezza progettati per impedire l'installazione di software non autorizzati.
Come ha spiegato Dorsch, i criminali informatici presentano spesso l'interazione come una normale procedura di verifica.
"Dimostra di essere umano: incolla questo comando nel terminale e verrà eseguito il payload", ha affermato. "Il payload viene così installato nel sistema dell'utente e viene stabilita una connessione con l'infrastruttura C2 [comando e controllo]".
L'uso di GPT personalizzati solleva anche interrogativi su come saranno governati i marketplace di AI e gli ecosistemi di agenti man mano che continuano a espandersi. Le organizzazioni hanno già affrontato sfide simili con gli app store, i repository di estensioni per browser e i marketplace software: tutti ambienti in cui contenuti dannosi possono coesistere con strumenti legittimi.
"Quando un'azienda gestisce un marketplace, ci si aspetta che, prima o poi, si assuma una certa responsabilità nell'individuare e rimuovere i contenuti che si rivelano dannosi", ha affermato Giacomo Casoni, Senior X-Force Incident Response Consultant di IBM.
Gli esperti concordano sul fatto che, man mano che le aziende adottano assistenti AI e sistemi agentici, la fiducia diventerà sempre più un fattore critico per la sicurezza. Gli utenti potrebbero non valutare le istruzioni provenienti da un'interfaccia basata su AI con lo stesso scetticismo che riserverebbero a un allegato e-mail o a un sito web sconosciuto. Basti pensare a quanto spesso si accettano senza pensarci le notifiche provenienti da app di messaggistica o strumenti per il lavoro d'ufficio considerati affidabili. Gli attori delle minacce conoscono questa dinamica e stanno iniziando a integrarla nei loro playbook.
I risultati dell'analisi di Huntress suggeriscono che le organizzazioni dovrebbero adottare una visione più ampia della sicurezza dell'AI, che vada oltre le sole vulnerabilità dei modelli. Proteggere gli utenti da esperienze dannose con l'AI potrebbe diventare importante quanto mettere in sicurezza i modelli stessi.
La lezione per chi si occupa di difesa è che i criminali informatici non hanno bisogno di compromettere un sistema di AI per trarne vantaggio. Devono solo convincere gli utenti che le istruzioni provenienti da quel sistema siano sempre affidabili.