Blockchain, la questione giuridica diventa centrale

di Alessandro Ferrari



Claudia Sandei, professore associato di diritto commerciale, Università di Padova

Collaborazione, consenso e fiducia tra le parti, trasparenza, sicurezza ed efficacia. Sono questi, in sintesi, i vantaggi di un paradigma rivoluzionario che promette, in tempi non certo lunghi, una forte spinta ai processi di innovazione digitale dell’economia e della società.

A sostenerne lo sviluppo concorrono sia la consapevolezza manifestata da istituzioni e imprese - con misure normative da un lato e impegno negli investimenti dall’altro - sia i tanti progetti messi in campo in diversi settori d’industria.

La casistica è già ampia, spaziando dalla finanza alla supply chain, dalla logistica al settore automobilistico e dei trasporti all’Internet of Things, dal retail alle telecomunicazioni senza dimenticare le iniziative legate a quello universitario e alla ricerca, alla Pubblica Amministrazione e persino al recruiting delle risorse umane.

In uno scenario di tale tipo, non può essere dimenticata la sfera giuridica con il tema del valore legale delle registrazioni sulla blockchain e degli smart contracts. Con quest’ultimo termine ci si riferisce, in sintesi, alla traduzione in linguaggio computazionale di clausole contrattuali che operano su registri distribuiti, come quelli messi a disposizione dalla blockchain, e che sono in grado di auto-eseguirsi al verificarsi di determinati presupposti, senza il bisogno di intermediari, verifiche o procedure cartacee e manuali.

Alessandra Bini, head of legal department, IBM Italia

Sull’argomento, l’Innovation and Technology Law Lab (ITLL) - centro di ricerca dell’Università di Padova – ha organizzato un corso di tre giornate non consecutive, al via il 15 novembre nella città veneta, chiamando a raccolta accademici, professionisti e uomini d’azienda come Alessandra Bini e Pietro Acerbi, rispettivamente Head of Legal Department e Senior Attorney di IBM Italia. Entrambi, il 29 novembre, interverranno sul valore giuridico delle registrazioni in blockchain dopo il decreto Semplificazioni.

A Claudia Sandei, professore associato di diritto commerciale dell’Università patavina, direttore dell’ITLL e coordinatrice scientifica dell’evento, abbiamo chiesto un breve approfondimento sugli obiettivi e i contenuti della proposta formativa.

D. Professoressa Sandei, il corso presuppone l’esistenza di un’esigenza formativa e di un interesse da parte degli addetti ai lavori. È così? E a chi vi rivolgete?

R. Sì, c’è molto interesse da parte delle aziende rispetto alle tecnologie distribuite e ai vantaggi che il loro utilizzo può apportare. In questo quadro la questione giuridica riveste un ruolo centrale. Anche perché mediamente i progetti blockchain sono molto impegnativi e quindi è logico che prima di intraprenderne uno sorga la necessità di apprezzarne le conseguenze anche sul piano giuridico. Il corso si rivolge perciò ai legali interni delle aziende e ai loro consulenti esterni allo scopo di creare un background comune sulla base del quale ognuno possa poi costruire il percorso migliore per la propria impresa.

D. Partiamo dal quadro normativo: alla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo del 3 ottobre 2018, il nostro legislatore ha risposto con un articolo contenuto nel cosiddetto Decreto Semplificazioni. Quali prospettive si aprono, a suo avviso, grazie a questo riconoscimento giuridico per la blockchain e gli smart contract?

R. L’intervento normativo indubbiamente rappresenta uno stimolo per gli operatori economici, e anche per i giuristi, a progettare nuove soluzioni per la gestione delle relazioni commerciali. Si tratta però di un percorso tutto da costruire e rispetto al quale le scarse indicazioni normative fornite dal legislatore offrono poco aiuto. D’altronde molti Paesi versano nella nostra stessa situazione: solo nel Liechtenstein è stata da poco varata una legislazione speciale che disciplina nei dettagli la tokenizzazione. Ma anche là sono sorti problemi interpretativi e tecnici. La verità è che è molto complicato per i giuristi comprendere le basi tecniche delle DLT e calarle all’interno delle categorie tradizionali o comunque costruirvi attorno una regolamentazione efficace e moderna.

D. Accanto alla garanzia di un più alto livello di sicurezza, la blockchain e gli smart contract portano vantaggi come l’incremento della velocità e la riduzione della componente costi delle transazioni. Ce ne ricorda altri?

R.L’immutabilità del registro e la trasparenza. Sono queste le chiavi di volta essenziali in particolare delle blockchain aziendali. Si pensi ad esempio alla tracciabilità dei prodotti.

D. Talvolta si assimilano gli smart contract ai contratti tradizionali. Quali sono, in breve, le differenze?

R.Gli smart contract sono essenzialmente dei programmi, ovvero dei software capaci di auto-eseguire le istruzioni ricevute. Di per sé, quindi, non hanno nulla dei “contratti” in senso giuridico, semmai ne possono costituire un completamento. Nel senso che codificando le regole convenzionali all’interno di uno smart contract, le parti hanno l’opportunità di generare una registrazione immutabile del contenuto dell’accordo e beneficiare altresì del meccanismo dell’esecuzione automatica. Entrambe queste funzionalità, tuttavia, comportano dei rischi che la norma nazionale ha (volutamente?) omesso di disciplinare. Si pensi, solo per fare un esempio, al problema della responsabilità per inesatta codificazione o ancora alla difficoltà di conciliare l’automatica esecuzione con il meccanismo della risoluzione giudiziale o, in generale, con i rimedi che l’ordinamento accorda a tutela della parte adempiente.

D. Al momento, l’applicabilità degli smart contract sembra ristretta a fattispecie semplici e lineari. Secondo lei qual è l’orizzonte temporale del suo sviluppo? Sin dove può spingersi la rivoluzione giuridico-informatica?

R.È difficile prevedere quanto tempo richiederà questo passaggio. L’impressione è che oltre alla normativa, la quale appare comunque ancora troppo scarna e imprecisa, sia la stessa tecnologia a non essere ancora pienamente matura. Da un lato servono competenze e dall’altro anche programmi che aiutino i meno esperti ad utilizzare gli smart contract. Alcune legal tech sono già al lavoro e a primavera a Padova daremo vita ad una sperimentazione sul campo con gli studenti della Scuola di Giurisprudenza. Credo sarà un test importante: se i giovani dimostreranno di saper utilizzare lo strumento e capirne le funzionalità, allora potremo dire che la rivoluzione è imminente.

Pietro Acerbi, senior attorney, IBM Italia

E il punto di vista di IBM Italia? Per gli avvocati Alessandra Bini e Pietro Acerbi "la blockchain è una tecnologia di amplissima portata considerate le tante applicazioni che può offrire in moltissimi settori di mercato e per le finalità più varie. Tuttavia, siamo consapevoli dell'utilità di definire un quadro giuridico chiaro e coordinato a livello internazionale, considerata la sua natura cross-border. Siamo convinti che l'intervento normativo italiano rappresenti un passo nella giusta direzione in attesa delle linee guida e degli standard tecnici che saranno pubblicati da AGID. L'auspicio è che questi aspetti fondamentali siano chiariti quanto prima e che possano essere di stimolo a una crescente diffusione della tecnologia”.

22 novembre 2019

Alessandro Ferrari, External Relations and Executive Communications lead
@alefederferrari

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