“A spasso nello spazio”, anche con l’intelligenza artificiale



Compiti ed emozioni di chi ha il privilegio di prendere parte alle missioni spaziali. Marte e la futura colonizzazione, il nostro Sistema Solare, gli esopianeti e le distanze extra-galattiche oggi incolmabili. Lanciatori all’avanguardia, navicelle prossime venture e nano-satelliti in cui l’Italia gioca un ruolo tecnologico di primo piano. La ricerca degli indizi di vita extraterrestre e l’intelligenza, anche artificiale.

Il fascino del viaggio messo in scena a Bergamo da Jacopo Loredan, direttore di Focus, e dai suoi ospiti nella giornata conclusiva della seconda tappa di Panorama d’Italia, sta in questi elementi riassuntivi. Un viaggio che disvela risultati e frontiere di un’incessante esplorazione del cosmo, avviata quasi 50 anni fa con la conquista della Luna, e che alla inevitabile meraviglia associa, lo si voglia o no, il senso della nostra finitezza. Quella derivante dall’abitare un piccolo pianeta di un sistema ai margini della Via Lattea in cui, miliardi di anni fa, si crearono le condizioni per lo sviluppo della vita. Per puro caso.

A dibatterne un panel d’eccezione. A cominciare da Umberto Guidoni, astrofisico e astronauta Asi ed Esa- con due missioni Nasa alle spalle, la Columbia e l’Endeavour a bordo dello Space Shuttle – e primo europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale. Al suo fianco Giorgio Tumino, responsabile dei programmi di sviluppo Vega e Space Rider dell’Esa, David Avino, managing director della Argotec e Alessandro La Volpe, vice president di Ibm Cloud.

Per Guidoni, la continua scoperta di esopianeti ci dice che l’universo presenta condizioni ideali per il sorgere della vita. Per esempio: a 39 anni luce da noi (pari a 376mila miliardi di chilometri) nella costellazione dell’Acquario, il sistema Trappist-1 è composto da otto corpi celesti che orbitano intorno a una nana rossa. Bene, tre di questi sono nella cosiddetta zona abitale, quel posizionamento rispetto alla stella che permette il mantenimento dell’acqua allo stato fluido. E non è che uno dei molteplici casi.

D’altronde, anche il sistema solare non sfugge a questa logica. Gli esempi? Europa, quarto satellite di Giove a 628 milioni di chilometri dalla Terra, con la sua acqua salata e le sorgenti di calore. Oppure il piccolo Encelado, pianeta orbitante intorno a Saturno, da noi distante “solo” 1,2 miliardi chilometri, su cui la sonda Cassini ha trovato il prezioso liquido e attività vulcanica. Senza dimenticare Marte, oggi pianeta freddo con una debolissima atmosfera ma con un passato in cui l’acqua non mancava. Non a caso è considerato il più adatto alla vita e il più vicino da raggiungere, con un viaggio da 80 milioni di chilometri quando massima, ogni due anni, è la sua vicinanza al nostro Pianeta. Torneremo anche sulla Luna? Dipende dagli scenari geopolitici dei prossimi anni - sottolinea Guidoni - ma è più probabile che proprio il nostro satellite sia destinato a fare da base per la lunga missione umana verso il pianeta rosso.

Il ruolo del nostro Paese nella corsa allo spazio è esemplificato dall’esperienza di Giorgio Tumino, a capo dei programmi di sviluppo Vega e Space Rider dell’agenzia spaziale europea. Con gli Ariane5 e i Soyuz, Vega compone la flotta dei lanciatori della società Arianespace. Sviluppato dalla Avio negli stabilimenti di Colleferro in collaborazione con l’Asi e l’Esa, è un vettore molto versatile, tecnologicamente avanzato e in continua evoluzione, usato dalla base guianese di Korou per portare in orbita piccoli carichi, compresi tra i 300 e i 1500 chili. La sua versatilità ha finora consentito di dare vita a 11 missioni di ogni tipo: equatoriali, polari, payload unico e multiplo. Il prossimo passo è l’entrata in servizio dello Space Rider, sistema di trasporto integrato nel Vega C che ha una caratteristica fondamentale: al termine della missione torna sulla Terra atterrando come un aereo.

Esplorazione del cosmo e sviluppo della tecnologia vanno di pari passo, alimentandosi a vicenda. Lo sa bene David Avino, managing director della torinese Argotec, piccolo gioiello dell’innovazione e della space economy made in Italy. Qualche esempio? I prodotti per il comfort degli astronauti, dal food con cui si sono alimentati Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti al caffè per Paolo Nespoli, con una la famosa soluzione studiata con Lavazza. Ma anche i satelliti miniaturizzati che solcheranno presto le distanze siderali dello spazio profondo. E da tutto ciò sono scaturiti brevetti destinati a rendere migliore la nostra vita, come quelli per la fluidodinamica e la termodinamica. Ora, Argotec sta sviluppando il progetto “Fly on Space Rider” – sì, proprio lo spazioplano dell’Esa di cui abbiamo appena parlato – per portare in orbita, in collaborazione con le aziende interessate, prodotti su cui fare sperimentazione in assenza di gravità.

L’intelligenza artificiale è chiamata anche qui a fare la propria parte. “A dimostrarlo c’è Cimon - spiega Alessandro La Volpe, vice president di IBM Cloud - il piccolo assistente progettato dall’Airbus che equipaggerà la prossima missione sulla Stazione Spaziale. Sperimentazione scientifica, sicurezza, svago: ampio è il ruolo di questo compagno d’avventura che interagisce in linguaggio naturale e apprende dalla relazione”.
A sostenerne le capacità - di elaborazione del testo, del parlato e delle immagini - c’è naturalmente Watson, il sistema cognitivo sviluppato per affiancare l’uomo e incrementarne le capacità. “Come avviene in ogni ambito di applicazione - precisa La Volpe - dati di cui Watson si nutre per perfezionarsi sono sempre gestiti in totale sicurezza e nel rispetto della privacy. L’etica e il senso di responsabilità nell’utilizzo delle tecnologie sono uno dei cardini del nostro operato, rendendo Ibm il partner più affidabile per i processi di trasformazione digitale”.

14 Maggio 2018

Alessandro Ferrari, External Relations and Executive Communications lead
@alefederferrari

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