Quante sono le figure di Nazca? Può l’Intelligenza Artificiale svelare il mistero?

di Paola Piacentini



Si riaccendono i riflettori sul sito di Nazca. Gli studiosi giapponesi dell'Università di Yamagata, che hanno setacciato il deserto peruviano per oltre 15 anni, hanno infatti scoperto nuovi geoglifi. Questo grazie a una collaborazione con IBM Research, che ha messo a disposizione un sistema di AI dedicato all’analisi geospaziale (IBM PAIRS Geoscope) basato sulle capacità di Watson Machine Learning Accelerator (WMLA) in cloud. Il monitoraggio e l’analisi di enormi volumi di immagini realizzate con droni e satelliti, ha portato gli scienziati a scoprire anche il profilo di una piccola figura umanoide, quasi invisibile, essendo di dimensioni molto ridotte, un po’ sbiadita e dunque non individuabile dall'occhio umano.

Il mistero che avvolge i geoglifi di Nazca, dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO nel 1994, non è però ancora svelato. Si crede che queste linee siano state create tra il 300 a.C. e il 500 d.C., ma non è ancora chiaro alla scienza il perché. Secondo la maggior parte degli studiosi questi disegni sono stati realizzati dagli antichi abitanti della regione per scopi rituali.

Ora il team giapponese, analizzando le immagini satellitari ad alta risoluzione, ha identificato due tipi principali di geoglifi, proponendo una nuova interpretazione di uno dei misteri più discussi del nostro pianeta. Ciò che emerge dallo studio, infatti, è che esistono sculture più antiche (attorno al 100 a.C.), chiamate Tipo B, che hanno una lunghezza di circa 50 metri, disegnate allo scopo di orientare le persone lungo un percorso verso alcuni spazi rituali. Gli altri disegni delineavano invece gli spazi rituali stessi, chiamati Tipo A, con dimensioni superiori, fino a 100 metri.

Resta il fatto comunque che queste linee esistono e rappresentano esseri umani, animali e oggetti di varia natura, ottenuti rimuovendo le pietre nere che ricoprono la terra e facendo così emergere alla vista la sabbia bianca sottostante. Ad oggi se ne conoscono più di 13.000, alcune delle quali di dimensioni veramente enormi, come la cosidetta lucertola, che supera i 180 metri di lunghezza. Visibili solo da un’altitudine di circa 400 metri, furono osservate per la prima volta nel 1939: la loro grandezza le rendeva infatti irriconoscibili da terra.

Anche se un po’ di luce è stata fatta, Nazca rimane ancora un mistero da risolvere. Non a caso il team giapponese continua nella sua ricerca. Il successo del progetto infatti ha spinto l'Università di Yamagata ad annunciare un prolungamento della collaborazione con IBM, per creare una mappa completa dei geoglifi e aiutare così i futuri archeologi e l’Intelligenza Artificiale, che impara da ogni interazione e accresce quindi le sue capacità di interpretazione, potrà essere un formidabile alleato per venire a capo di questo mistero.

27 novembre 2019

Paola Piacentini, External Relations
@ppiac

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