Progetto NERD? Perchè la tecnologia è 'roba'per donne



Con lo sviluppo della tecnologia che sta portando sul mercato maggior automazione, una sempre più ampia adozione dell’intelligenza artificiale e della data analisi, e la necessità di raggiungere nuovi livelli di cyber security, è chiaro che anche il panorama del lavoro sta cambiando. Secondo un report USA, l’Information Technology e l’informatica in generale cresceranno del 13% fino al 2026, creando oltre mezzo milione di posti di lavoro, con una richiesta sempre più focalizzata su cloud, big data e sicurezza informatica.

Basti ricordare che l’Unione Europea, già nel 2016, aveva stimato che nel 2020 ci saranno 850mila posti di lavoro che si prevede non saranno coperti per insufficienza di competenze digitali. In questo panorama, le evidenze ci dicono che il numero di donne impegate nel settore è ancora molto, troppo basso. In Italia, ad esempio, solo il 15% dei professionisti in questo ambito è di sesso femminile.

Ecco allora l’idea: un progetto per diffondere la passione per l’informatica tra le giovani al fine di orientare le loro scelte di studio universitario. Nasce così, alcuni anni fa dalla collaborazione fra il Dipartimento di Informatica dell’Università la Sapienza di Roma ed IBM, il Progetto NERD? dedicato alle alle studentesse delle scuole secondarie di secondo grado.

Le Università che al momento hanno aderito al progetto sono: La Sapienza di Roma, la Bicocca di Milano, il Politecnico di Bari, l’Università di Bari, l’Università del Piemonte Orientale, polo didattico di Alessandria, l'Università Federico II di Napoli, l'Università di Padova.

Come si svolge? Partecipando a incontri formativi e laboratori, le studentesse possono imparare in maniera semplice, veloce e divertente a progettare e programmare app, sperimentando sotto la supervisione di chi questo percorso l’ha già intrapreso con passione, il “mestiere” dell’informatico.

Il Progetto NERD? si inquadra all’interno delle inizitiave de La Buona Scuola relative alla “Alternanza Scuola Lavoro”, che dal 2016 rappresenta un elemento strutturale dell’offerta formativa, perché l’unica risposta alla mancanza di figure professionali qualificate è una scuola fortemente collegata al mondo del lavoro.

Le attività si svolgono in diversi appuntamenti: una sessione plenaria di introduzione, due incontri di laboratorio e una sessione di premiazione. Le studentesse, suddivise in gruppi di lavoro, utilizzano i servizi cognitivi IBM Watson Conversation disponibili su IBM Cloud, la piattaforma Cloud di IBM basata su open source. Dalla loro creatività nascono così chatbot per scegliere ed ascoltare musica, per raccontare storie, per prendere appunti, cercare nuove ricette e scambiare libri, giochi e innovative guide turistiche, solo per fare qualche esempio.

I progetti presentati vengono valutati da una commissione composta dalle volontarie del team IBM Women in Technology (donne che svolgono professioni tecniche e ricercatrici), da tutor ed esperti dei laboratorio dei diversi Dipartimenti dell’Università ospitante, dal team della Fondazione IBM Italia.

I criteri di selezione dei progetti finalisti sono: creatività, innovazione e valore tecnologico.

Le sessioni per l’anno 2018 sono appena iniziate, la prima Università a partire è stata il Politecnico di Bari, alla sessione di presentazione si sono iscritte 700 studentesse Pugliesi e Lucane. Prossime tappe: Milano venerdì 19/01 presso l’Università Bicocca. Seguiranno gli appuntamenti il 25 gennaio all’Università del Piemonte Orientale, polo didattico di Alessandria e il 16 febbraio all’Università Federico II di Napoli.

Presso l’Università La Sapienza il progetto ha sperimentato un diverso tipo di percorso, per maggiori dettagli: www.di.uniroma1.it/it/didattica/attivita-scuole-superiori.

17 gennaio 2018

Paola Piacentini, External relations

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