Sovranità tecnologica: i valori contano più della geografia di appartenenza

di Enrico Cereda e Alessandra Santacroce



A causa di un comportamento non sempre adeguatamente responsabile nella gestione dei dati da parte di un piccolo numero di aziende tecnologiche, la fiducia dell'Europa nei confronti dell'economia digitale ha subito molte ripercussioni negative. Cittadini e Istituzioni chiedono che la tecnologia sia innovativa ma anche, e soprattutto, affidabile. IBM nutre un profondo rispetto per le aziende con cui lavora in Europa e in Italia, condividendone i valori e la necessità di alimentare la fiducia della collettività nella tecnologia attraverso un’innovazione responsabile.

IBM, infatti, accompagna da anni la trasformazione digitale nei diversi Paesi dell’Unione europea, operando in stretta collaborazione con le Istituzioni, come nel caso del gruppo di esperti della Commissione Europea sull'Intelligenza Artificiale, e si è fatta promotrice con i Governi dei singoli Paesi della necessità di stabilire un sistema di regole che consenta di accogliere in modo responsabile le sfide poste dall’evoluzione tecnologica.

Nella stessa logica, IBM è stata anche membro fondatore della Charter of Trust for Cybersecurity, un consorzio di aziende principalmente europee che lavorano per costruire la fiducia e la sicurezza nell'economia digitale. L'Europa ha oggi l'opportunità di qualificarsi come il leader mondiale nell'innovazione sicura e IBM, grazie alla sua presenza storica e al rapporto di partnership con la maggioranza delle grandi realtà economiche e istituzionali Europee, è già oggi partner strategico in questa prospettiva.

Molto prima che iniziassero le attuali discussioni sulla sovranità digitale, IBM ha avuto una posizione chiara sulla tematica dell’accesso ai dati. Infatti, il modello di business di IBM non dipende dalla monetizzazione dei dati dei suoi clienti: essi appartengono a loro così come le informazioni che ne derivano. Le relazioni con i nostri clienti sono regolate da contratti, con ruoli e responsabilità chiari e comprensibili a tutte le parti coinvolte.

Già nel 2014, IBM ha pubblicato una lettera ai clienti che documenta il suo impegno a rispettare le leggi locali, comprese le leggi sulla privacy e la tutela dei dati, in tutti i Paesi in cui opera. Nello specifico, IBM ha chiarito che per policy non fornisce dati dei clienti all'Agenzia Nazionale per la Sicurezza degli Stati Uniti o a qualsiasi altra agenzia governativa nell'ambito di programmi di sorveglianza che comportino la raccolta in massa di contenuti o metadati. Altre grandi aziende tecnologiche, che ora hanno adottato il linguaggio della fiducia e della responsabilità, non possono fare con serenità la stessa affermazione.

Recentemente si è affermata con insistenza l’idea di un "European Cloud”, probabilmente alimentata anche da una nuova legge statunitense denominata C.L.O.U.D Act, che conferisce al governo degli Stati Uniti il diritto, a condizioni molto limitate, di richiedere alle aziende IT che sono soggette alla giurisdizione americana o operano nel mercato americano di consegnare i dati memorizzati al di fuori degli Stati Uniti. Anche su questo punto, occorre fare chiarezza per quanto riguarda IBM Italia. Come dichiarato nella sopra citata lettera del 2014, IBM ritiene che le richieste governative di dati debbano essere indirizzate direttamente alle aziende proprietarie. IBM ritiene inoltre che qualsiasi iniziativa del Governo USA per ottenere i dati conservati presso le società IBM al di fuori degli Stati Uniti debba passare attraverso gli appositi canali, riconosciuti a questo scopo a livello internazionale.

IBM mette a disposizione dei propri clienti che decidono di cogliere i benefici della gestione transfrontaliera dei flussi di dati tecniche avanzate di crittografia, inclusa la possibilità di detenere in maniera esclusiva la chiave di decrittazione, per andare incontro a eventuali preoccupazioni sulla sicurezza dei dati stessi.

Grazie ad una presenza pluridecennale in Europa, e in Italia dal 1927, al rapporto consolidato con operatori pubblici e privati, al sostegno alle infrastrutture strategiche dei vari Paesi e non ultimo all’impegno profuso sul campo della fiducia, responsabilità e gestione dei dati, IBM rappresenta una realtà importante e completamente integrata nel contesto economico e sociale Europeo. E un soggetto qualificato per partecipare a qualsiasi European Cloud, senza subire discriminazioni sulla base dell’ubicazione della propria sede centrale.

Per muoversi in un ambiente caratterizzato da una sana concorrenza, quello che conta sono i fatti. La presenza di IBM in Europa, grazie a 16 modernissimi Data Center Cloud e a 10 grandi Data Center, ci pone in una posizione di rilievo nel panorama continentale. In particolare, siamo convinti che le decisioni relative alla trasformazione digitale, inclusa l’adozione del Cloud, debbano essere prese in primo luogo dalle aziende in funzione delle specifiche esigenze e nel rispetto della normativa. E non devono avvenire su mandato dei Governi. Le decisioni sulla sovranità tecnologica dovrebbero basarsi sulla presenza e sui valori europei e nazionali di un'azienda e non sull'ubicazione geografica della casa madre.

È anche utile ricordare che IBM è uno dei fondatori del codice di condotta UE in materia di cloud computing e che ha stabilito elevati standard di protezione dei dati e di sicurezza delle informazioni per i servizi in cloud; la trasparenza creata da queste best practice potrà contribuire a creare un ambiente di fiducia e a definire un elevato livello di protezione dei dati nel mercato europeo.

È nostra ferma convinzione che le aziende Europee non trarrebbero vantaggio da una spinta verso il protezionismo digitale: dove i dati fluiscono, la crescita, l'innovazione e l’occupazione seguono. I flussi di dati transfrontalieri contribuiscono al PIL globale già più di quanto non facciano gli scambi in manufatti e l'Europa dovrebbe continuare a sfruttare la trasformazione digitale per stimolare la crescita economica e assicurare posti di lavoro per il futuro. In passato l'Unione Europea è stata leader in questo settore grazie all'adozione della regolamentazione sulla libera circolazione dei dati non personali, che ha creato il mercato unico digitale europeo e ha vietato misure ingiustificate di localizzazione dei dati in tutti gli Stati membri dell'UE, fornendo una spinta vitale all’economia del Continente.

Per quanto riguarda il rafforzamento delle capacità tecnologiche europee, riteniamo che i Governi possano trarre beneficio dal lavorare con quanti hanno dimostrato in anni di fattiva e trasparente collaborazione un forte impegno nei confronti dell'Europa, indipendentemente da dove si trovi il loro headquarter; con le aziende che hanno investito in talenti, ricerca e capacità nei data center europei per aiutare l'Europa ad avere successo e che hanno dimostrato la loro affidabilità nella gestione dei dati e nella sicurezza in Europa per decenni. IBM rappresenta tutto questo.

Se pensiamo all’Italia, da quasi 100 anni accompagniamo aziende e pubbliche amministrazioni nel percorso di trasformazione digitale: abbiamo investito nel Paese e continuiamo a creare poli di eccellenza, nuove competenze e a sviluppare soluzioni innovative per l’efficacia e l’efficienza del sistema economico e industriale. Lo facciamo in una logica di collaborazione pubblico-privato e con una costante attenzione all’etica e all’inclusione delle nuove tecnologie.

IBM ribadisce orgogliosamente la sua profonda vocazione europea ed è un partner qualificato nei diversi Stati membri, annoverando tra i suoi successi molti traguardi raggiunti insieme ai nostri clienti, come è il caso dell’Italia che grazie al digitale potrà rilanciare l’eccellenza dei suoi talenti e della sua creatività nel mondo. La posta in gioco è la competitività, i fattori vincenti sono la sostenibilità nel lungo termine e l’affidabilità dei partner in un quadro di fair competition che premi e riconosca il valore. Chiudersi al protezionismo non è più conveniente, aprirsi e competere con regole chiare e responsabilità è l’unica opportunità per essere sovrani nell’era digitale.

Investiamo e innoviamo in Europa e in Italia da oltre 100 anni, abbiamo sviluppato radici profonde e creato ampi ecosistemi, in tutta l'economia, la ricerca e il mondo accademico. Investendo in iniziative su Quantum Computing e Artificial Intelligence, continueremo a sostenere l'UE affinchè diventi leader nella politica digitale basata sui valori distintivi del lavoro, della trasparenza e del rispetto. Andando oltre i semplici confini geografici.

19 dicembre 2019

Enrico Cereda, Presidente e AD di IBM Italia @ecereda
Alessandra Santacroce, Direttore delle Relazioni Istituzionali per IBM Italia @Santacroix

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