Che cos’è la Good Tech?

di Maurizio Decollanz



La tecnologia è ormai parte integrante della nostra vita, capace com’è di supportarci in tantissime attività quotidiane. Durante questa pandemia, con il lavoro da remoto o la didattica a distanza, abbiamo realizzato ancora di più quanto sia indispensabile. A volte, però, capita di non renderci conto se siamo noi ad utilizzare lei o viceversa. Se vi è capitato di porvi questo interrogativo, magari osservando i vostri familiari immersi nei loro smartphone per ore, allora vuol dire che è giunto il momento di rispondere a questa domanda: che cos’è la buona tecnologia?

Prima di tutto deve esserci un equilibrato bilanciamento tra i benefici offerti, a chi come noi la utilizza, e i ricavi per chi l’ha realizzata. Mentre scrivo questo articolo, usufruisco di un servizio che ritengo indispensabile al mio lavoro ed è corretto che chi ha prodotto il software e costruito il laptop venga pagato. Ma che succede se mentre utilizzo un servizio di navigazione satellitare i miei dati personali e sensibili vengono immagazzinati e gestiti per scopi di cui non sono consapevole? Non mi riferisco solo ad azioni meramente illegali: quanti di noi hanno letto fino in fondo tutti i termini e condizioni che sottoscriviamo quando installiamo un’app sul telefono o ci iscriviamo a un social network? Temo una minoranza. E non basta semplificare dicendo che “se è gratis”, aspettati di essere tu stesso il “pagamento”. Può essere vero in alcuni casi, ma non sempre. Soltanto nel mese di novembre 2020 sono state più di trenta le app per il ritocco fotografico eliminate dagli stores perché violavano la privacy. Ma, intanto, centinaia di migliaia di persone le avevano scaricate e utilizzate, esponendosi al rischio di essere sfruttati da una tecnologia senza etica.

Dunque, il senso etico di chi produce tecnologia assume il ruolo di baluardo a difesa di uno dei grandi patrimoni dell’era moderna: i dati, specie quelli personali, profilati, aggregati, analizzati e utilizzati. Troppo spesso abbiamo appreso del loro uso sconsiderato. C’è chi li accumula nel turbinoso mondo delle relazioni sociali digitali e li rivende sottobanco per influenzare campagne politiche dai cui dipendono i destini del mondo (1). O c’è chi potrebbe averli utilizzati per diventare competitor delle stesse aziende che dovrebbe servire (2). Nella mente di chi si interroga sul significato di “good tech”, purtroppo, questi sono i primi esempi che affiorano.

Ma, per fortuna, se è chiaro che esiste una "bad tech", è altrettanto vero che ne esiste una versione opposta e antagonista. È guidata dall’etica, dalla responsabilità, dall’inclusività e dalla trasparenza. È una tecnologia capace di porre le basi per un vero progresso sociale, economico, ambientale e – oggi più importante che mai – sanitario. La sostenibilità che tanto aneliamo in questo periodo storico pieno di squilibri e iniquità - ce lo sta spiegando con spietata determinazione questa pandemia - si poggia sui pilastri dell’innovazione e del capitale umano. Un’innovazione foriera di tecnologie in grado di assisterci in ogni ambito professionale, oltreché nella vita quotidiana, ed un capitale umano adeguatamente formato che sappia essere protagonista del proprio tempo.

Ci sono alcuni esempi, tra i progetti realizzati da IBM Italia nel 2020, che penso possano chiarire ancora meglio che cosa sia la “good tech”:

  • L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG), il più grande ospedale e centro di ricerca pediatrica d'Europa, e IBM hanno avviato una collaborazione strategica multifase volta a migliorare la ricerca pediatrica e a tradurla più velocemente in cure con il supporto dell’intelligenza artificiale. Utilizzando medicina di precisione e terapie innovative, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù si prende cura di bambini e adolescenti di tutto il mondo.


  • Mariella Enoc, Pres. OPBG, con John Kelly e Alessandro Curioni, IBM Research

  • Il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e IBM hanno unito le loro forze per realizzare "Parkinson bot", un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale, in grado di rispondere alle domande relative al Parkinson 24 ore al giorno tutti i giorni. Si tratta di una delle prime soluzioni tecnologiche in Italia capace di migliorare l'accesso alle informazioni per i pazienti affetti da Parkinson e le loro famiglie. Soprattutto in questo momento di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, questo tipo di soluzione disponibile 24x7, può essere un valido aiuto nella gestione delle richieste di informazioni su una malattia che colpisce non meno di 300.000 persone in Italia. Con questo progetto pro bono, IBM e l'Università Campus Bio-Medico di Roma puntano a migliorare la relazione con i propri pazienti, con le loro famiglie e con quanti cercano informazioni sul Parkinson, fornendo una fonte diretta di risposte clinicamente provate. L'Università Campus Bio-Medico di Roma è infatti un centro di ricerca riconosciuta come fonte autorevole e aggiornata sul morbo di Parkinson.
  • I consumatori del tonno Rio Mare, leader italiano nel settore delle conserve ittiche e presente in tutto il mondo con i suoi prodotti, hanno a disposizione una “carta d’identità” virtuale del tonno, sviluppata da IBM, che permette di approfondire le caratteristiche della sua filiera. Grazie alla nuova piattaforma, sviluppata su IBM Cloud, i consumatori possono accedere in modo anonimo e conoscere in tempo reale le informazioni relative al tonno: metodo di pesca, oceano e area FAO di provenienza, nome della nave e stabilimento produttivo. Basta collegarsi da qualunque dispositivo - smartphone, tablet e pc - e inserire il codice presente sul prodotto per ottenere tutte le informazioni, compresi gli approfondimenti sulle tematiche dei diritti umani e della pesca sostenibile.
  • SDF, uno dei principali produttori mondiali di trattori, macchine da raccolta e motori diesel, ha realizzato SDF Data Platform, un'innovativa piattaforma sviluppata da Cefriel, partner di innovazione digitale con know-how specialistico in ambito Internet of Things, che utilizza le capacità combinate di intelligenza artificiale e internet of things con IBM Watson IoT Platform. La nuova piattaforma dati supporta la missione di SDF di migliorare l'efficienza e la manutenzione predittiva dei trattori, con risultati per l'intero ciclo di produzione delle attività agricole.



Schema di funzionamento della piattaforma SDF-Cefiel-IBM

Ma il progresso tecnologico - grazie ai prodigi di intelligenza artificiale, cloud, blockchain, internet of things e quantum computing – sta anche bruciando le tappe della quarta rivoluzione industriale, spingendo ai margini della società un numero crescente di giovani e meno giovani. Quando il futuro si fa incerto, perché poco intellegibile, l’infelicità aumenta - di pari passo con la frustrazione e lo scontento. Ecco perché un capitale umano dalle giuste competenze e consapevolezze è la chiave di un progresso sostenibile. Se è vero, com’è vero, che i dati sono il carburante e la tecnologia il motore della trasformazione, non possiamo permetterci di farci mancare i piloti per guidare la macchina Italia.

Le stime relative al nostro paese fanno ormai salire a circa 1,5 milioni i posti di lavoro che non trovano candidati a causa dei profili professionali non adeguati. Mio padre, classe 1935, ha studiato sui banchi di scuola le stesse cose che ho studiato io prima e i miei figli dopo. Ma nei quasi 70 anni che intercorrono tra le nostre carriere scolastiche, sono successe troppe cose perché questo abbia un senso e sia accettabile. Lo dimostrano il tasso di disoccupazione giovanile oltre il 30%, il 22,2% di NEET - giovani che non studiano, non hanno lavoro e nemmeno cercano occupazione (media UE al 12,5%) - e il 38% con cui l’OCSE fotografa lo skill mismatch (disallineamento tra competenze richieste ed effettive) dei lavoratori italiani. Numeri che, se accostati a quel -8,9% di PIL che l'ISTAT rileva per l’Italia nel 2020, fanno presagire l’imminente esplosione di un ordigno sociale, economico e ambientale.

Lo skill gap, quindi, è una delle grandi emergenze del nostro Paese su cui occorre fare fronte comune, in ottica di ecosistema, con la partecipazione di aziende private, pubblica istruzione, enti e associazioni - i cosiddetti corpi intermedi.



Studenti IBM P-Tech (pre pandemia)

Un esempio concreto è costituito da IBM P-Tech (http://ibm.biz/ptech2anno), un progetto internazionale che dal 2019 è presente anche in Italia - nell’area di Taranto in particolare. Vede la collaborazione di scuole secondarie superiori, Politecnico di Bari, IBM e altre aziende private per traghettare gli studenti al conseguimento del titolo di “Esperti digitali” attraverso un percorso di studio che introduce materie allineate con le richieste del mercato del lavoro. C’è anche una formula che lascia ad ogni insegnate e scuola la possibilità di scegliere e usufruire gratuitamente di lezioni online su intelligenza artificiale, cybersecurity, blockchain e tanto altro ancora. Si chiama IBM Open P-Tech (ptech.org/it/open-p-tech). Per chi invece il lavoro lo ha perso o, pur avendolo, comprende la necessità di aggiornarsi continuamente, esiste IBM Reignite Skillbuild (ibm.biz/skillsbuildreignite): una piattaforma di learning che, anche in questo caso, è gratuita e basata sulla collaborazione tra più aziende private e pubbliche.

Tra le necessità che pandemia e quarta rivoluzione industriale hanno reso più urgente, c’è anche quella di superare l’adolescenza informatica per entrare finalmente nella fase della maturità digitale. Ci aiuterà ancor di più a produrre e utilizzare Good Tech. Teniamolo ben a mente.

3 febbraio 2021

Maurizio Decollanz, Direttore della Comunicazione IBM Italia
Editor in Chief IBM Think Magazine
@Decollanz



(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Facebook-Cambridge_Analytica
(2) https://www.corriere.it/economia/consumi/20_novembre_10/amazon-l-accusa-commissione-europea-usa-dati-rivenditori-favorire-suoi-prodotti-1f3dd5e4-2333-11eb-852a-fddf3d627dac.shtml

Visit us on LinkedIn