Dalla téchnè di Aristotele all’Intelligenza Aumentata



Questa avventura è iniziata più di un anno fa, in inverno.

Era gennaio del 2017 quando per la prima volta sono andato a visitare la residenza per anziani Oasi Serena a Viserbella di Rimini. Sono arrivato la sera e stranamente faceva molto freddo, un vento fortissimo aveva portato la sabbia sull’asfalto, il cielo era blu scuro, limpidissimo; per me che abito a Milano il mare è sempre un miracolo, anche in inverno: l’aria è diversa e i colori sono tutti più carichi. Il clima contribuiva a creare un’atmosfera triste, il mare d’inverno, gli stabilimenti balneari in ristrutturazione, i locali e i bar chiusi, la passeggiata lungomare deserta; regnava un senso di vuoto, di sospensione, di aspettativa, di attesa, forse della nuova stagione.

Lavoro in una multinazionale americana che si occupa di informatica; non mi era chiaro che tipo di collaborazione potesse nascere tra IBM e la Cooperativa Sociale Sole, tra persone che per lavoro si occupano di software, Internet, “Intelligenza Artificiale” e chi invece di mestiere aiuta gli anziani, li cura, li nutre, li fa sorridere, gli offre una vecchiaia dignitosa. Personalmente mi occupo di tecnologia; cerco quasi ogni giorno di dargli un senso, di ricondurla al suo senso originale, alla sua etimologia greca di “discorso sull’arte”, quando la “téchnē” di Aristotele era tecnica, arte e scienza: insieme!
Era un mezzo, uno strumento al servizio di un risultato, mai fine a sé stessa, la capacità di fare le cose e di conseguenza la vicinanza tra artigiani e artisti. Poi a partire dal XX secolo ci sono state le rivoluzioni industriali, ne hanno identificate tre: il vapore, l’energia elettrica e la meccanizzazione, prima di arrivare ad oggi, all’Industria 4.0. Più che una rivoluzione ora stiamo vivendo una trasformazione, inesorabile, la trasformazione digitale, perché ormai una componente del mondo reale, della realtà sensoriale, è anche digitale. Non sono separati o in conflitto, la digitalizzazione di ogni attività, processo e anche delle relazioni personali, sociali, utilizza i canali digitali; le cosiddette applicazioni “social media”.

Gli amici della Cooperativa Sole che ho conosciuto a Viserbella non si occupano di questo, organizzano e pianificano le attività degli anziani e svolgono servizi socio sanitari e assistenziali. Insieme a loro sono entrato nelle stanze degli ospiti dove ci sono foto, frasi, ricordi, vite; ho trovato anni racchiusi e congelati in piccole stanze, luminose, pulite, solari, piccole stanze in cui ho potuto immergermi nel riassunto di intere vite passate. Ho guardato attentamente foto in bianco e nero degli anni quaranta, primi piani degli anni cinquanta, gruppi colorati di famiglie degli anni settanta e cosi via, fino ai ragazzi di adesso, nipoti degli anziani che trascorrono la loro vecchiaia in queste stanze, sorridenti e soddisfatti, destinati come tutti ad invecchiare.

E’ stata un’esperienza emotivamente intensa, ho vissuto l’unione di due realtà separate, come il tocco di triangoli e cerchi nei quadri di Kandinskij; cosi diversi, lontani, due modi di intendere il lavoro, di dare significato al proprio tempo. Abbiamo lavorato insieme per dimostrare che l’introduzione della tecnologia Internet of Things (IoT) nella residenza per anziani poteva portare vantaggi e benefici sia al personale socio sanitario sia agli ospiti della casa di ricovero. Abbiamo utilizzato sensori per misurare la qualità dell’aria, per verificare i movimenti nei letti e, di notte, nei corridoi, sensori per controllare l’incontinenza e verificare l’utilizzo eccessivo della toilette, sensori per segnalare una potenziale caduta o l’allontanamento dalla struttura. In sostanza abbiamo messo la tecnologia, i sensori, al servizio delle persone, li abbiamo usati come ricettori di dati, come “pelle” per programmi software di analisi dei dati (la cosiddetta Intelligenza Artificiale). Li abbiamo introdotti con attenzione e con leggerezza, senza invadere gli spazi e i tempi delle persone, a volte nascondendoli nelle cinture o nei tacchi delle scarpe oppure “trasformandoli” in oggetti preziosi, in gioielli da indossare.

Abbiamo sperimentato metodi per offrire nuove conoscenze agli operatori socio-sanitari per migliorare la loro efficienza operativa e ridurre i rischi del loro lavoro, per comprendere il comportamento delle persone anziane attraverso l'analisi cognitiva contestuale dei dati raccolti attraverso i sensori sia di tipo ambientale sia personale; questo anche grazie al supporto dalle tecniche di Machine Learning (ML) applicate alle attività della vita quotidiana (ADL).
Era un obiettivo ambizioso che avevo già sperimentato, in parte raggiunto, anni prima, a Bolzano con il progetto “Abitare Sicuri” ma che qui era ancora più sfidante, la “tecnologia” ovvero i rilevatori, i sensori, è già disponibile da anni. La difficoltà è il rapporto tra le persone e la tecnologia, la velocità con cui cambia, si aggiorna.
Per questo è importante “pensare” alla tecnologia come “neutra” rispetto ai valori, la tecnologia non è buona o cattiva, è “solo” un mezzo. E’ importante pensare prima di agire; nonostante la velocità che ci circonda, ci avvolge, continuare a pensare senza mai smettere di fare. E’ necessario rallentare un pò per ascoltare chi e cosa abbiamo vicino, cercando di capire con la infantile voglia di imparare. Essere attivi, essere curiosi, essere entusiasti, essere… non avere… essere e pensare che con l’aiuto dei dati, delle informazioni, della tecnologia e dei computer ma con la “nostra” intelligenza, l’intelligenza naturale, si può davvero migliorare la realtà.

Racconterò i dettagli di questo progetto il 12 Giugno a Milano presso UniCredit Pavilion di Piazza Gae Aulenti durante la giornata dedicata all’Internet of Things all’interno dell’evento IBM Genius of Things che si terrà dal 5 al 12 Giugno 2018.

4 Giugno 2018

Maurizio Venturi, Information Technology Architect IBM Italia
@mmventuri

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